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Correre con la pioggia estiva



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Happy pacer

L’ingresso del vento di Buriana coincide con un momento di una svolta radicale nella stagione podistica, ovvero il passaggio dall’agonismo spinto delle corse campestri al ruolo di pacer in una mezza maratona in quel di Treviglio, Bergamo, landa di impavidi runners che in quasi mille nel giorno del riposo affrontano un clima gelido con le scarpe da corsa invece che con ciabattoni davanti ad un camino. Cotanta transizione significa nei fatti passare dai terreni pesanti di prati e campi alla strada asfaltata, da sei chilometri corsi a tutta a ventuno fatti nel binario della regolarità e sopratutto dalla competizione accesa nello spirito ”a la guerre comme a la guerre” alla guida nella disponibilità di chi vuol dare il meglio per raggiungere un obiettivo. Tale lo choc quale accorgermi giusto in autostrada di aver lasciato il garmin proprio la, in bella vista sul tavolo di casa, come disposto dopo minuziosa ricarica la sera della vigilia. No dico, l’orologio per correre nel giorno di...

I sentimenti di un normale giorno di maratona

  Come molte maratone anche questa edizione della Milano City Marathon si annuncia per me con una sessione all’alba sulla tavoletta del gabinetto. Ho cercato di distrarre in tutti i modi il mio sistema parasimpatico, con un uscita al cinema, spremute di limone, ma la mia pancia lo sa che questo è quel giorno alla fine di sedici settimane di allenamenti in cui lei e gli altri organi tutti saranno messi alla prova in uno sforzo prolungato non da seduti. Ma dello sciupio di preziose energie ancora prima del via, come per lo sciopero dei mezzi di trasporto pubblico, ne va preso solo atto, perché la pancia ineluttabile si prende tute le rivincite di classe avverso la ragione, pianificazioni di lunga portata e strategie altrimenti programmate. Tant’è che la pancia comanda anche al via: parto in un settore avanzatissimo, allo schieramento le gazzelle nere sono lì visibili a meno di quindici metri da me e allo sparo tutti scattano ad un ritmo da miglio in pista piuttosto che da quaranta...

Ogni santa Domenica

Non ci sono santi che tengano, non c’è freddo o pioggia, nel calendario invernale la Domenica c’è la corsa campestre. Sotto con Paderno Dugnano, oramai li conosco i miei avversari anche di questo circuito, avanti ed indietro prima del richiamo dello starter sulla linea di partenza vedi le solite gambe secche, le colorate maglie sociali, le facce un po’ scavate dei master over cinquanta, chissà come vestiti e cosa esercitanti dal lunedì al venerdì se bancari, meccanici, artigiani, professionisti, ma qui concentrati ad affrontare una mattinata dal clima rigido, correndo i canonici sei chilometri fuori pista, lontano dall’asfalto, a tutta, senza pietà per se stessi e gli altri. Li incrocio sgambettando ritualmente, i fedelissimi anche qui presenti, sia i primi della classe, un pugno di irraggiungibili specialisti, che quelli potenzialmente al mio livello, coi quali ci sarà battaglia e tutti gli altri che pure fanno numero a riempire il recinto di partenza e a disputarsi i po...